La mostra

L'esposizione



Da una collaborazione tra Palazzo Ducale, Moz-Art, Atelier Hermann Nitsch, Nitsch Foundation di Vienna, e con il supporto della galleria Boxart di Verona, nasce una straordinaria opportunità per il pubblico italiano: quella di esaminare all’interno di Palazzo Ducale un nucleo rappresentativo di opere dell’o.m. theater (Teatro delle Orge e dei Misteri) di Hermann Nitsch, che offre una visione potente e comprensiva dell’opera dell’artista, in dialogo con i grandi maestri del Palazzo, tra cui Giulio Romano, Andrea Mantegna e Pisanello. Basti citare la tangenza tra l’Ultima Cena (1979-1983) di Hermann Nitsch esposta in una sala quasi adiacente al ciclo cavalleresco del Pisanello relativo alla ricerca del Sacro Graal, il calice con il quale, secondo la tradizione medievale, Gesù celebrò la prima Eucaristia e nella cui coppa Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua Crocifissione.


Il focus della mostra, curata da Peter Assmann, Direttore di Palazzo Ducale, insieme a Beatrice Benedetti, Direttore artistico della Galleria Boxart di Verona, Sergio Pajola e Giuliano Vallani dell’Associazione culturale Moz-Art di Mantova, si incentra sul significato e sulla necessità dell’esperienza diretta maturata attraverso la partecipazione all’evento drammatico, che genera la Catarsi del titolo, e allo stesso tempo sul fatto che gli elementi individuali dell’opera dell’azionista viennese – soprattutto la pittura e il disegno, ma anche la musica e la letteratura – siano subordinati all’elemento drammatico e performativo alla base della poetica di Nitsch nel suo complesso.


«In sintesi, l’opera di Hermann Nitsch –riassume la co-curatrice Beatrice Benedetti– non è altro che quanto dichiarato dalle tre lettere OMT: una nuova forma di teatro che rappresenta la vita senza l’uso della parola. Si può aggiungere che questa drammaturgia im-mediata, rinunciando al medium del linguaggio, coinvolge lo spettatore attraverso la stimolazione contemporanea di tutti i cinque sensi, per condensare e restituire l’esistenza umana in ogni suo aspetto, dal più carnale, atavico, dionisiaco, al più spirituale, misterioso, apollineo, e, se vogliamo, infinito».


In esposizione, oltre a L’Ultima Cena, altre serigrafie su “relitto di Azione” di Hermann Nitsch, ovvero una Crocifissione del 1983 e il trittico della Deposizione nel Sepolcro (2007), insieme ad opere su tela, tra cui alcune di due metri per tre, simili a quelle esposte nella mostra Hermann Nitsch. Spazi di Colore in programma dal 17 Maggio all’11 Agosto 2019 al Museo dell’Albertina a Vienna, a conferma della rilevanza internazionale dell’artista austriaco.


Da annotare anche il punto di contatto tra Nitsch e il genio di Wolfgang Amadeus Mozart, da cui prende il nome l’Associazione Culturale Mantovana.

A proposito del celebre connazionale Nitsch scrive: «Mozart è stato maestro di tutti i toni e i colori della composizione in maniera allegra ed esuberante. Egli è riuscito a esprimere ugualmente il giubilo e il tragico. Io amo Le nozze Figaro così come la sua Sinfonia “Jupiter”, e alla stessa maniera amo la Sinfonia in Sol Minore o il suo Requiem. Con il Requiem, Mozart raggiunge il suo apice. L’arte ha finalmente un esito metafisico. Con il Requiem Mozart è riuscito a rendere allegra una trasfigurazione, la morte diventa una rinascita, una risurrezione. Tutto lo spettro della luce germoglia da una profonda malinconia. Le guerre atomiche si spera siano annullate così, fin dall’inizio…».


Anche a Hermann Nitsch si deve la composizione di un Requiem, per la seconda moglie Beate König, scomparsa prematuramente. Quella musica è diventata la colonna sonora dell’Azione n. 56 dell’artista viennese.